Amantea - Arte PDF Stampa E-mail

Chiesa Convento di S. Bernardino da Siena

Complesso monastico fondato agli inizi del XV secolo dai frati minori francescani che risiedevano nel convento in zona castello. Il cenobio fu eretto fuori le antiche mura della città su un suolo dove, tra il II e il III secolo d.C. sorgeva probabilmente un tempio pagano dedicato al culto del Dio Sole. Nel 1436, per bolla papale di Eugenio IV, il complesso monastico passò ai Frati Minori Osservanti che lo ampliarono e che lo intitolarono, dal 1450, a S. Bernardino da Siena. Nel 1470 nella chiesa trovò sepoltura l’amanteano Antonio Scozzetta, oggi beato. La comunità monastica subì l’assedio francese del 1806-1807 e, nel 1811, la soppressione. Ma, nel 1836, i frati ritornarono al convento rimanendovi fino al 1861, anno della definitiva chiusura. Nel 1995 hanno nuovamente occupato la loro antica chiesa; oggi questo sacro edificio è Monumento Nazionale e rappresenta nella regione un raro esempio di architettura tardo-gotica. Si accede alla chiesa da un portico ogivale a cinque arcate; nella facciata esponeva una croce formata da nove piatti maiolicati di gusto ispano-arabo del XV secolo con raffigurazioni di flora e fauna, oggi in restauro. A sinistra della chiesa la torre campanaria del XVIII secolo. L’entrata della chiesa è costituita da un portale ad arco ribassato di stile durazzesco. L’interno della chiesa è a due navate, divise da archi ogivali. Elementi architettonici interessanti sono l’arco trionfale a sesto acuto della navata maggiore e l’abside, con volta a crociera ogivale costolonata. Nella prima cappella a sinistra è conservata una Madonna col Bambino, statua in marmo bianco carrarese scolpita nel 1505 da Antonello Gagini, una delle più interessanti sculture eseguite dall’ artista siciliano. Altre statue in marmo sono: un S. Giovanni Battista, una Madonna col Bambino (quest’ultimo privo della testa), e un S. Franceso d’Assisi, tutte del XVI secolo. In fondo alla navata laterale entro nicchia vi è la Madonna del Pane, piccola statuina in marmo bianco del XV secolo. Infine, l’altorilievo marmoreo del vescovo di Termoli, l’amanteano Antonio Mirabelli, del secolo XVI. Sulla parete del presbiterio vi è un crocifisso ligneo del Settecento. Annessi alla chiesa sono il convento, edificio in due piani con chiostro quattrocentesco composto per tre lati di arcate di stile gotico e per un lato di stile aragonese, e l’oratorio dell’Immacolata, accessibile dal portico che precede la facciata per un portale riccamente decorato di stile rinascimentale del 1592. Al suo interno, sull’altare maggiore, vi è un presepe in marmo alabastrino del secolo XVI di scuola siciliana; l’opera fu danneggiata dai soldati francesi durante l’assedio di Amantea. Ivi è anche conservato il dittico dell’annunciazione del 1491 di scuola napoletana.


Chiesa del Collegio dei Gesuiti

Separata dal Collegio da un corridoio era la chiesa che venne edificata a partire dal 1620 a pianta a croce greca e consacrata al SS. Nome di Gesù. Nella prima metà del Settecento fu ampliata e trasformata a croce latina prolungando alla chiesa originaria pareti laterali e di facciata, con relativo  spostamento d’ingresso. La chiesa è stata sede, fino al 1984, della parrocchia di S. Elia profeta. La facciata Settecentesca è scompartita in tre campi da lesene, marcata a metà da una cornice e affiancata da un campanile a vela; un portale ad arco spezzato costituito da due colonne che sorreggono la trabeazione (elementi questi dell’architettura gesuita) è sormontato da un finestrone con sinuose cornici coronato da un timpano a forma di angelo. Originariamente il prospetto si presentava in pietra locale, poi nel dopoguerra un discutibile restauro fece intonacare la facciata. L’interno è costituito da cappelle laterali - come tutte le costruzioni care ai gesuiti - che si aprono su ciascuna parete dell’unica navata. Due grandi cappelle fiancheggiano il presbiterio. La cupola posta sulla crociera poggia su un basso tamburo ottagonale con otto finestre a lobi. La navata è coperta da volte a botte lunettata. Decorazioni a stucco con ornamenti floreali decorano le prime due cappelle e la cantoria dove vi sono i resti di un organo a canne del Settecento. La particolare struttura conferisce alla chiesa una acustica straordinaria, unica in Amantea. Il cappellone destro del presbiterio era il vecchio altare maggiore dove vi era una tela raffigurante la circoncisione di Gesù, andata poi perduta; la cornice che la racchiudeva è oggi sull’altare maggiore della chiesa matrice. Oggi su questo cappellone vi è un dipinto su tela del 1959 raffigurante S. Elia, profeta titolare della chiesa. Il cappellone sinistro del presbiterio era l’antico ingresso; oggi vi è una entrata secondaria. L’altare maggiore è collocato sotto una volta a tutto sesto con quattro moderne colonne di marmo con capitelli di stile corinzio. Al centro della nicchia vi è una venerata statua della Madonna di Pompei  in cartapesta. Durante alcuni lavori di rifacimento dell’altare, sono venuti alla luce resti di antiche e massicce mura, forse di un luogo di culto di più antica data. Gioiello della chiesa è un pulpito pensile ligneo del Seicento riccamente intagliato e decorato da pregevoli figure, era l’abitacolo da dove i Padri leggevano i testi sacri e svolgevano le loro omelie. Nel locale sacrestia troviamo una statua lignea e un dipinto entrambi raffiguranti S. Giovina del XIX secolo.

 

Chiesa di S. Biagio (Matrice)

Edificata a partire dal 1677 da maestri del luogo, come tempio dedicato alla Madonna del Suffragio, la si deve alle oblazioni dei fedeli i quali costituirono un così detto Monte del Purgatorio. Ma è documentato sul suo sito una preesistente chiesina del XII secolo intitolata ai Santi Pietro e Paolo Apostoli. La chiesa, che richiama i modelli del barocco calabrese, si erge su una imponente scalinata al termine della quale la facciata presenta tre portali in pietra decorata con simboli floreali, coronata da un finestrone rettangolare. Sul retro della chiesa il campanile composto da una cupoletta a tamburo. L’interno è a tre navate divise da pilastri quadrangolari. All’ingresso è posta la cantoria con organo a canne del 1893. nell’altare maggiore seicentesco, decorato da stucchi, una cornice in legno dorato del secolo XVII, riccamente intagliata e decorata da motivi floreali, di bottega artigianale meridionale, al suo interno un olio su tela del secolo XIX raffigurante un miracolo di San Biagio, opera di Giuseppe Curcio da Fiumefreddo Bruzio. Sui lati dell’Altare Maggiore si trovano pitture raffiguranti episodi della vita di San Biagio, sul lato sinistro il martirio del Santo di Carmelo Zimatore e Diego Grillo (prima metà del XX secolo), e sul lato destro vi era fino ala fine degli anni ’70 San Biagio in una grotta protetto da leoni. Questa opera è andata perduta a causa dell’umidità ed oggi sostituita da una discutibile copia. Tra gli altri affreschi, tutti del XX secolo, spiccano, sulla parete del presbiterio, due angeli ai lati del rosone con il trigramma JHS ed i Santi Pietro e Paolo Apostoli, recentemente sostituiti da due copie. Sulla volta dell’abside i quattro evangelisti con angeli. L’arco trionfale che precede il presbiterio ha ai due lati personaggi dell’Annunciazione, l’Arcangelo Gabriele e la Vergine Maria. Nella navata sinistra al secondo altare vi si conserva la presentazione al tempio di Gesù di ignoto maestro meridionale del settecento. Nelle sue vicinanze la tela dell’Annunciazione settecentesca di Giuseppe Pascaletti da Fiumefreddo Bruzio. Al quarto altare della stessa navata, riccamente decorato, vi è una statua lignea settecentesca raffigurante San Antonio da Padova, protettore di Amantea. Di questa statua fanno parte i seguenti oggetti in argento: un Gesù Bambino, un libro ed un giglio. In fondo alla navata vi è un altro dipinto settecentesco: una Madonna Addolorata tra angeli e santi di autore anonimo meridionale. Nei pressi di questo dipinto vi è la tomba con relativa lapide del vescovo di Tropea Gerardo Gregorio Mele, morto in Amantea nel 1817 durante una sua visita pastorale. Nella navata destra, tra le opere d’arte di rilievo, vi è una Madonna del rosario con Bambino benedicente di bottega napoletana del settecento. Nel vano sagrestia un olio su tela del 1867 raffigurante la Madonna della Catena di Raffaele Aloisio di Aiello Calabro. Questa chiesa possiede in oltre anche un ricco tesoro che comprende numerosi oggetti in argento; ne fanno parte, tra l’altro, un ostensorio, una croce processionale, una navicella, un incensiere, il bastone della statua di San Francesco, calici, pissidi, ecc.

 

Chiesa Convento dei Cappuccini


Complesso monastico fondato nel 1607 sotto il titolo di S. Maria di Porto Salvo, e sorgeva all’epoca a circa quaranta passi dal mare. I religiosi abbandonarono il convento nel 1811 con la soppressione napoleonica. Nel 1950 l’interno della chiesa fu rifatto e ampliato, cancellando però tutti gli interessanti elementi architettonici dell’edificio originario, mentre conserva l’originale facciata tardo-barocca seicentesca con portale ad arco ribassato con decorazioni floreali e archetti pensili, sormontato da ampia bifora e un campanile a guglia. Annesso alla chiesa è il convento, edificio in due piani con parte di un chiostro con arcate a tutto sesto.

 

 

 

Chiesa del Carmine

Edificata nel XVII secolo con l’annesso convento abitato da alcuni monaci carmelitani, fu eretta dove probabilmente, nell’antichità, vi era un tempio pagano dedicato al culto del dio Sole. Infatti, in un ipogeo, fu ritrovato un frammento di lapide marmorea romana con iscrizione dedicatoria a tale culto. Il conventino venne soppresso nel 1652. La chiesa, caduta poi in rovina, fu riedificata nel 1894 demolendo il convento. Ha una caratteristica facciata fiancheggiata da due campanili a cuspide, ed è riccamente decorata da colonne, cornici, statue di santi e bassorilievo di angeli, e più in su un bassorilievo della Madonna del Carmelo. Si accede alla chiesa da un portale a cuspide. La chiesa al suo interno è a navata unica decorata da stucchi; vi sono decorosi dipinti dei secoli XIX e XX di artisti locali, tra cui spicca una Madonna del Carmelo salvatrice delle anime del purgatorio, del 1894, di Domenico De Pietro. Nella cantoria si conserva un eccellente organo a canne settecentesco. Sull’altare maggiore vi è la statua della Madonna del Carmelo in cartapesta che sostituisce l’originaria statua in stoffa distrutta da un fulmine agli inizi del Novecento.

 

Ex Convento delle Clarisse

Il monastero delle Clarisse è adagiato su uno sperone roccioso le cui pareti si ritraggono a formare una vasta grotta marina). Alla sua fondazione, avvenuta nel 1603, concorsero il N.H. Sigismondo Cavallo e il Vescovo di Tropea Tommaso Calvo. Il 25 settembre 1812 il complesso venne acquistato dai marchesi De Luca di Lizzano che ne fecero la loro residenza. Dal 1988 è di proprietà del prof. Fausto Perri che ne ha curato il. Al suo interno trovasi una stele funeraria islamica.

 

 

Chiesa di S. Francesco (ruderi)

Risale del periodo Svevo la fondazione del cenobio di S. Francesco d’Assisi ad opera del beato Pietro Catin e di frate Peyerio su ordine dello stesso Santo d'Assisi nel 1216, di cui i due furono primi compagni. Dell’edificio, che nei secoli ha subito forti trasformazioni, si può ancora ammirare, oltre a numerosi ruderi, l’abside ottagonale della chiesa.

 

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